Un'opera al mese - Ottobre-Novembre 2011

IL MONUMENTO A MATTEO CIVITALI,

"all'artista che italiani e stranieri venerano oggi
come uno dei grandi del Quattrocento"

 

"Nella nobile gara che ferve fra le città italiane per rendere tributo d'onore agli uomini che hanno maggiormente illustrata la comune patria, suona rimprovero a noi che ancora non sorga in Lucca una memoria all'insigne artefice che la nobilitò con stupendi lavori di architettura e di scultura, e che rimasto poi per secoli ingiustamente dimenticato e quasi occulto alli studiosi dell'arte, fu dal secolo nostro riposto in quell'alto seggio che spettava alla virtù sua".
Con queste parole il Comitato per il Monumento a Matteo Civitali rese noto l'intento di provvedere a colmare la grave lacuna (la mancata memoria) per onorare l'artista "che italiani e stranieri venerano oggi come uno dei grandi del Quattrocento". Era il 7 aprile 1890.
Nel clima postunitario, quanto mai propizio per la rivalutazione dei genii loci, per la memoria e l'orgoglio civico, maturò così a Lucca il progetto di realizzare un "tardo tributo" - sono parole dello storico Antonio Mazzarosa - al massimo scultore cittadino.
Non fu indetto un vero e proprio bando di concorso; al comitato giunsero, per iniziativa personale di tanti artisti, molti bozzetti, ma l'incarico fu assegnato al lucchese Arnaldo Fazzi. Dopo le operazioni di fusione, che avvennero a Firenze presso la Fonderia Galli, la statua fu collocata sotto le volte della loggia del Palazzo Pretorio, il cui progetto architettonico, secondo la tradizione,era stato attribuito allo stesso Civitali.
Arnaldo Fazzi (Lucca, 1855 - Firenze, 1944), si formò presso il locale Istituto di Belle Arti. Nel 1877, si iscrisse al corso accademico a Firenze, sotto la guida di Giovanni Dupré. Dopo un lungo periodo di difficoltà economiche, nel 1881 riuscì a presentare un'opera al Salon parigino; successivamente ricevette l'incarico di eseguire il monumento a Garibaldi per Città di Castello e risultò vincitore, a pari merito con il Cassioli, per un monumento a Ugo Foscolo, da erigersi in Santa Croce a Firenze, opera che, di fatto, non ha mai visto la luce. Docente presso la scuola professionale delle arti decorative e industriali a Firenze, passò a Milano e poi fece ritorno nella sua città natale dove eseguì più opere, tra cui ricordiamo il medaglione bronzeo con l'effigie di Umberto I, nell'atrio del Palazzo Comunale, e la decorazione della cappella del marchese Sardini, nel cimitero di Lucca, incarichi questi ricevuti dopo il successo del monumento a Matteo Civitali.

L'inaugurazione del monumento bronzeo avvenne il 17 settembre 1893. La cerimonia, che cadde nel periodo del Settembre Lucchese, fu preceduta da un "volumetto popolare", curato da Medarse Cappelletti, docente di estetica e di storia dell'arte presso l'Istituto di Belle Arti, per far conoscere la vita e le opere dell'artista in forma chiara e semplice, "poiché gli scritti de' molti valenti critici, italiani e stranieri [...] difficilmente possono leggersi dal popolo, perché troppo costosi, di certa levatura e taluni anche fuor di commercio": è ancora Mazzarosa che scrive, riferendosi alle edizioni critiche concepite da famosi studiosi del tempo, tra cui Leopoldo Cicognara, che inserì nel suo Atlante alcune incisioni di sculture civitalesche, e il francese Charles Yriarte autore della monografia illustrata sull'artista lucchese (il cui costo era di ben 75 franchi!) che gli valse la nomina di presidente onorario del comitato per il monumento.
Per l'inaugurazione, un'intera città si trasformò in museo d'arte antica e contemporanea e in palcoscenico musicale: le chiese e i palazzi furono aperti al pubblico per consentire la visione di opere conservate nelle sacrestie e nelle collezioni private; nello studio del pittore Luigi Norfini venne esposto il ritratto equestre del re Umberto I e, nella sala terrena dell'Istituto di Belle Arti, si potettero vedere i quadri di Norbertina dal Poggetto e di Giorgio Lucchesi; al Teatro del Giglio andò in scena la Manon Lescault, diretta da Giacomo Puccini, mentre nella Cattedrale risuonavano le note del "mottettone" di Santa Croce, composto da Michele Puccini, padre del grande musicista. Al lucchese Enrico Ridolfi, allora direttore delle Reali Gallerie di Firenze, spettò il discorso ufficiale, pubblicato poco dopo la festa.
Matteo Civitali che, nel tardo XV secolo, fu a capo di una delle più proficue scuole della Toscana, è rappresentato con gli abiti e gli arnesi da lavoro: sul farsetto, è annodato un grembiule di cuoio, mentre dalle spalle scende un lungo mantello e un berretto gli cinge la testa; con la destra, tiene il mazzuolo e, con l'altra, lo scalpello. E' seduto su un faldistorio; lo sguardo, forse, è rivolto a un'opera che sta realizzando: potrebbe trattarsi della Madonna della Tosse, collocata nello spigolo destro della facciata della vicina Chiesa di San Michele in Foro, oggi sostituita da una copia. Alla base della sedia, è appoggiata la medaglia con il ritratto di profilo di Domenico Bertini, Operaio del Duomo e committente dell'artista, sul modello di quella che lo stesso Civitali eseguì per la Cappella del Volto Santo nella Cattedrale. Più indietro, compaiono dei rotoli di presunti disegni architettonici eseguiti dall'artista. La base quadrangolare, in marmo di Baveno, recava la seguente iscrizione "A Matteo Civitali / Per le cui opere egregie / Lucca partecipa degnamente alla gloria dell'arte restaurata / restaurata nel secolo XV / I concittadini / L'anno MDCCCXCII", oggi abbreviata con il riferimento al Civitali e alla data di esecuzione dell'opera.
E' interessante notare che, sulla raffigurazione dell'artista, si era cimentato, nel 1875, il pittore Michele Marcucci con il dipinto Lo studio di Matteo Civitali, conservato nel Museo Nazionale di Palazzo Mansi. Il quadro, che appartiene al genere della pittura storica, rappresenta lo scultore mentre mostra ai committenti Domenico Bertini e Nicolao da Noceto e al gonfaloniere Cenami uno dei due angeli dell'altare del Sacramento del Duomo; nello studio, sono riconoscibili anche altre opere, come la statua marmorea di S. Sebastiano e il modellino ligneo della Cappella del Volto Santo. L'artista è qui rappresentato in piedi, con barba e grembiule di cuoio: un'iconografia ripresa da un disegno di Giuseppe Matraia nella sua Guida monumentale che, a sua volta, deriva da un dipinto perduto del XVII secolo di Giovanni Andrea Sirani.
Il dipinto, inviato nel 1911 alla mostra romana per il cinquantesimo dell'Unità d'Italia, rappresentò Lucca nel padiglione toscano insieme ai calchi del citato San Sebastiano del Civitali e di Ilaria del Carretto di Jacopo della Quercia; mentre Arnaldo Fazzi fu chiamato per realizzare un rilievo dei propilei con la Fama, il cui bozzetto in gesso è conservato nel Municipio di Lucca.

 

Bibliografia

C. Yriarte, Matteo Civitali. Sa vie, son œvre, Paris 1886; M. Cappelletti, Di Matteo Civitali scultore e architetto lucchese, Lucca 1893; A. Mazzarosa, Il monumento a Matteo Civitali inaugurato in Lucca il 17 Settembre e la festa artistica di cui fu motivo, in "Arte e Storia", anno XII, 1893 [Lucca, 1989, pp. 120-122 e sgg.]; E. Ridolfi, Nell'inaugurazione della statua a Matteo Civitali, Lucca 1893; Necrologio, in "Corriere di Lucca", 27 novembre 1944; A. Panzetta, Dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento, Torino 1989, pp. 73 sgg.; V. Vicario, Gli scultori italiani dal neoclassicismo al liberty, Lodi 1990, pp. 286 sgg.; M. Ferretti, Matteo Civitali, Lucca, l'Ottocento, in Matteo Civitali e il suo tempo, catalogo della mostra a cura di C. Baracchini e M.T. Filieri (Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi, 3/IV-11/VII/2004), Cinisello Balsamo (MI), pp. 15-27, 278, 287, 289, 292-293.