Lucca - Il patrimonio artistico

La mostra "Lucca e l'Europa. Un'idea di Medioevo" (2010) ha messo in evidenza il ruolo artistico di una città, capitale di un ducato longobardo, dove il consistente numero di chiese era accompagnato anche da ricchi arredi presbiteriali, di cui rimangono, tuttavia, scarse testimonianze ospitate nel Museo di Villa Guinigi, come il capitello di Gello e i pilastrini della Badia di Cantignano. Per le complesse decorazioni di ispirazione tardo antica, il manoscritto 490 (Bibl. Capitolare) è considerato un esempio dell'alto grado di cultura raggiunto da Lucca prima dell'Anno Mille.
E' con il vescovo Anselmo da Baggio (metà sec. XI) che si realizzano codici liturgici (Museo Cattedrale) e apparati scultorei decorati con semplici motivi a intreccio e con forme vegetali, perseguendo così un ritorno all'antico, confermato anche dall'impiego di materiali di spoglio nelle chiese di S. Frediano, di S. Alessandro, di S. Michele, di S. Martino. Questo indirizzo stilistico permane nel XII secolo fino all'inizio del successivo. Della intensa e raffinata produzione serica del tempo, non rimangono a Lucca frammenti. Risale all'XI-XII secolo, la statua lignea del Volto Santo (Duomo), concepita come emblema della Chiesa trionfante, opera devozionale per i lucchesi e per i pellegrini. Il Cristo triumphans compare anche nelle croci dipinte in S. Michele, in S. Martino (già in S. Giulia) e nel Museo di Villa Guinigi (già in S. Maria dei Servi), tutte opere non firmate al contrario dell'esemplare lucchese, oggi a Sarzana, su cui sono riportati il nome di Guglielmo e la data 1138. Sono del XII secolo il fonte battesimale in S. Frediano, con vasca circolare e tempietto superiore, realizzato da più artisti tra cui un magister Robertus, e gli architravi figurati di Biduino (Chiesa di S. Salvatore; Collezione Mazzarosa, già in S. Angelo in Campo). Già alla fine del secolo, giungono a Lucca maestranze lombarde indirizzate verso un lessico decorativo più articolato e complesso con apparati scolpiti e intarsiati, come attestano le facciate delle chiese di S. Martino, firmata da Guido da Como (1204) e di S. Michele. Non è rintracciabile in questo ambiente l'autore della grande gruppo con S. Martino e il povero per la facciata della Cattedrale, attribuito invece a un maestro di formazione bizantina attestato a Pisa. Per tutto il Duecento, l'attività dei Guidi è richiesta per ornare gli esterni delle chiese: dalla loro bottega escono i rilievi per il portico del Duomo con le Storie dei Santi, i Mesi e le Storie di S. Martino. Intorno alla metà del secolo, è attivo Nicola Pisano: sono suoi l'architrave con la Natività e la lunetta con la Deposizione del portale sinistro della Cattedrale. Alla taglia del figlio Giovanni - siamo già nel Trecento - è riconducibile il Crocifisso dei Bianchi. Oltre al marmo, gli scultori impiegano anche il legno per Madonne e crocifissi. La pittura del XIII secolo è dominata dalla famiglia dei Berlinghieri, autori di codici miniati (Bibbia nella Biblioteca Capitolare), croci dipinte (tra cui quella di Santa Maria degli Angeli, ora nel Museo di Villa Guinigi) del gigantesco mosaico con l'Ascensione sulla facciata di S. Frediano. Del lucchese Deodato Orlandi è una croce (Museo di Villa Guinigi) con accenti giotteschi. Influenze pisane sono attestate negli affreschi già in controfacciata a S. Frediano e quelle senesi in alcune opere nel Museo di Villa Guinigi eseguite da Ugolino di Nerio, Bartolomeo Bulgarini, Luca di Tommè. Le stesse influenze sono presenti nella scultura con Giovanni di Balduccio, Andrea e Nino Pisano e nella produzione orafa con la lavorazione a sbalzo e a smalto. Derivazioni fiorentine sono attestate nel dipinto con il Seppellimento di S. Paolino di Paoluccio di Lazzarino, dove elementi orcagneschi si fondono con la resa realistica della veste del santo che ripropone un esempio di tessuto lucchese del tempo. Sono invece senesi, con accenti giotteschi e pisani, le componenti stilistiche di Angelo Puccinelli (Dormitio Virginis, Chiesa di S. Maria Forisportam); contemporaneamente opera Spinello Aretino, ma i suoi dipinti sono conservati altrove. La committenza cittadina si rivolge anche a Francesco Anguilla, Giuliano di Simone (di un suo allievo sono gli affreschi in SS. Giovanni e Reparata), al portoghese Alvaro Pirez e al pisano Battista di Gerio.

A partire dall'ultimo quarto del Trecento, il Duomo ritorna a essere il centro artistico cittadino più importante in concomitanza dei lavori di ristrutturazione diretti dall'architetto-scultore Antonio Pardini, autore della lastra con Sant'Agnello e di statue lignee. Nel cantiere della Cattedrale, lavorano anche i senesi Francesco di Valdambrino, Piero d'Angelo e il figlio Jacopo della Quercia. Quest'ultimo scolpisce l'unico dei dodici apostoli previsti sopra i contrafforti esterni del Duomo (Museo della Cattedrale); mentre per Paolo Guinigi esegue il sepolcro della moglie Ilaria e per la famiglia Trenta l'altare e le lastre terragne in S. Frediano. Il mecenatismo del signore di Lucca è avvertibile anche nello straordinario crocifisso con dolenti d'argento dorato, noto come "Croce dei Pisani", realizzato dal piacentino Vincenzo di Michele. Stretti i rapporti artistici con i maestri fiamminghi, dovuti ai traffici dei mercanti lucchesi nel Nord Europa: van Eyck è richiesto dagli Arnolfini, che si fanno ritrarre nel famoso quadro esposto a Londra, e, a Francoforte, è conservata la piccola tavola, nota come la Madonna di Lucca.
Il primo rinascimento fiorentino, nella linea Donatello-Masaccio, entra attraverso il pittore pisano Borghese di Pietro. Alcune sculture in terracotta, raffiguranti la Madonna col Bambino, conservate nel Museo di Villa Guinigi, sono attribuite alle botteghe fiorentine del Ghiberti e di Donatello.
Il secondo Quattrocento è dominato dalla figura di Matteo Civitali, nella cui cerchia operano scultori, pittori, orafi e architetti, tra cui stretti parenti come il figlio Nicolao e il nipote Masseo. Un gruppo di pittori, di recente individuati, sono legati alla cultura del Ghirlandaio (Sacra Conversazione in Duomo), Botticelli e Filippino Lippi (quest'ultimo per Lucca realizza pale d'altare, oggi disperse, tra cui quella con quattro santi in S. Michele): sono Baldassarre di Biagio (affreschi in S. Francesco), Vincenzo Frediani, Ansano Ciampanti e Michelangelo di Pietro (Annunciazione nella Chiesa della SS. Annunziata). L'orafo Francesco Marti si confronta con il Verrocchio nel reliquiario di S. Sebastiano e nel pastorale, conservati nel Museo della Cattedrale. Matteo è il protagonista dell'ammodernamento del Duomo, con tre sepolcri, l'altare del SS. Sacramento, il tempietto del Volto Santo, il pulpito, le balaustre, le acquasantiere, il pavimento. Nicolao, Masseo e Vincenzo si cimentano nella statuaria in marmo e lignea. Fu il priore Pasquino Cenami a chiamare da Bologna a Lucca Amico Aspertini, autore del ciclo di affreschi con le Storie del Volto Santo in S. Frediano.

Con il nuovo secolo, i domenicani, legati al Savonarola, favoriscono l'ingresso a Lucca di dipinti di Fra' Bartolomeo (Sacra Conversazione in duomo)e delle terracotte robbiane; mentre Agostino Marti e Zacchia il Vecchio introducono forme manieristiche. Non mancano committenze che si spingono a Venezia: al Tintoretto è richiesta un' Ultima Cena (Duomo). Dopo il Concilio di Trento, da Firenze giungono opere fiorentine di Vasari, di Ardenti, di Federico Zuccari, di Ligozzi, del Passignano e di Rosselli; da Siena provengono i dipinti di Sorri e Vanni; mentre i locali Benedetto Brandimarte e Paolo Guidotti operano prevalentemente a Genova e a Roma. Nasce anche un asse Lucca-Bologna: lo conferma la presenza di opere di Guido Reni (S. Maria Corteorlandini e Museo Villa Guinigi), del Guercino (S. Maria Forisportam) e del Domenichino (S. Girolamo). La riflessione ai modi caravaggeschi è introdotta da Pietro Paolini (promotore dell'Accademia del naturale, 1652), seguita da Paolo Biancucci, più aperto a un moderato classicismo, e l'allievo Girolamo Scaglia. La pittura barocca unita alle ardite architetture quadraturiste è presente a Lucca con Angelo Michele Colonna, Agostino Mitelli, Giovanni Gioseffo Dal Sole e Marco Antonio Chiarini, sia negli interni di edifici religiosi (S. Maria Maria Corteorlandini, S. Paolino, S. Ponziano, Oratorio degli Angeli Custodi), sia nelle dimore patrizie (Palazzo Mansi, Palazzo Orsetti). Berniniane le quattro statue raffiguranti gli evangelisti che andarono a decorare il tempietto del Volto Santo in Duomo (oggi Museo della Cattedrale). L'orafo Baldassarre Marovella, prossimo al Giambologna (autore dell'Altare della Libertà in Duomo) esegue crocifissi, modelli per la stagione sei-settecentesca della bottega degli argentieri Vambrè.
Il XVIII secolo si apre nel più rigoroso classicismo con Giuseppe Antonio Luchi, le cui linee stilistiche hanno formato il giovane Pompeo Batoni, il più conosciuto pittore lucchese del tempo, attivo soprattutto a Roma, ma che, anche da lontano, continuò ad avere rapporti con la sua città d'origine (Estasi di S. Caterina, Martirio di S. Bartolomeo, Ritratto dell'arcivescovo Mansi, opere conservate nel Museo di Villa Guinigi). In città, suoi eredi possono essere considerati Bernardino Nocchi, attivo anche nel primo Ottocento e fautore dell'apertura dell'Accademia di Belle Arti con il figlio Pietro, e Stefano Tofanelli, pittore alla corte di Elisa Baciocchi. Il XIX secolo vede l'attività del purista Michele Ridolfi e lo storicista Michele Marcucci; nella scultura,emergono Vincenzo Consani, Urbano Lucchesi e Augusto Passaglia.