Lucca - Dai palazzi del potere e dei mercanti ai villini liberty

Dalla descrizione di Lucca di Fazio degli Uberti, la città medievale si presentava come "un boschetto" di torri, contese dalle famiglie più potenti della città: un esempio è rappresentata dalla Torre delle Ore, detta anche "torre della lite". Come l'edilizia religiosa, anche quella civile fu influenzata da quella pisana: protagoniste sono le case-torri, esempi di un'architettura residenziale ma, allo stesso tempo, luogo per l'attività mercantile o luogo di lavoro, per la presenza di negozi, di magazzini e di laboratori, anche nei chiassi e nelle corti interne. In molti casi gli archi al piano stradale erano aperti, come nella Casa dell'Opera del Duomo (oggi Banca del Monte), in modo da formare una sorta di loggia. Sulla piazza S. Michele, l'antico forum, sorgeva il palazzo del Comune, trasformato nel corso del Cinquecento: era fronteggiato dal Palazzo del Podestà, o Pretorio, che, malgrado sia stato ristrutturato in epoca rinascimentale, ha conservato l'ampio porticato.
Già alla fine del XIV secolo, inizia la fase di abbattimento delle torri per far posto a nuove strutture abitative con andamento orizzontale caratterizzate, al piano terreno, da ampie archeggiature a sesto ribassato e, ai piani superiori, da grandi finestre polifore incorniciate da archi a tutto sesto. E' questo il periodo degli edifici legati alla famiglia Guinigi, costruiti in laterizio su pilastri di pietra con i prospetti alleggeriti da polifore: i due palazzi presso la Chiesa di S. Andrea - di cui uno dominato dalla nota torre alberata -, il distrutto palazzo di Cittadella e la villa con vasti giardini, oggi Museo Nazionale.
Tra il XV e il XVI secolo, sono i Civitali a fornire i progetti di nuovi palazzi concepiti secondo i canoni architettonici rinascimentali di derivazione fiorentina: tra questi, i palazzi Gigli, Cenami, Bernardini, Arnolfini e Diodati-Orsetti, oggi sede del Municipio. Con l'ampliamento nordorientale della città murata, tra il ‘500 e il ‘600, inizia l'urbanizzazione dell'area fuori porta SS. Gervasio e Protasio, a iniziare dalla costruzione di Villa Buonvisi, poi Bottini. Le lottizzazioni statali nelle nuove aree sorte dall'espansione delle mura interessarono anche la zona sud-est: sorgono qui i palazzi Da Poggio, Balbani, Boccella, Antelminelli. La ristrutturazione cinquecentesca dell'area medievale avvia anche l'ammodernamento dei palazzi delle famiglie mercantili senza intenti scenografi ma funzionali, con l'eliminazione delle primitive aperture, la messa in opera di nuovi portali e di finestre in pietra e dell'intonacatura del paramento. Tra gli esempi più interessanti, quelli dei palazzi Buonvisi, Busdraghi, Antelminelli in via Fillungo; Trenta, Moriconi (poi Controni, oggi Pfanner, noto per lo splendido giardino settecentesco), Lucchesini, Burlamacchi e Mansi (oggi Museo Nazionale); più tardi quelli di proprietà Mazzarosa, Sardini, Santini, Tucci, Parenzi e Ottolini.
L'edificio più rappresentativo della città è il Palazzo Ducale, oggi sede dell'Amministrazione provinciale, ma, nel tempo, residenza politica degli Anziani del Comune, di Paolo Guinigi, degli Anziani della Repubblica, di Elisa Baciocchi, dei Borbone e dei Savoia. Sorto dove era ubicata la fortezza trecentesca dell' "Augusta", si presenta come il risultato di più rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli. L'impianto quadrangolare mostra un prospetto formato dall'ala sud cinquecentesca dell'Ammannati (con loggia superiore), che ha inglobato il nucleo più antico della struttura attorno a un cortile detto degli Svizzeri, e dall'ala nord progettata da Filippo Juvarra con l'allievo Francesco Pini nel XVIII secolo, da cui si accede a un secondo cortile chiuso dalla Nuova Palazzina di Lorenzo Nottolini (1834). Lo stesso architetto disegna lo scalone monumentale che conduce alle sale di rappresentanza e alla Galleria delle statue, copie neoclassiche di opere antiche. Fronteggia il palazzo la Piazza Napoleone (o Piazza Grande), sorta per volontà di Elisa Baciocchi, dopo aver fatto abbattere la Chiesa di S. Pietro Maggiore, edifici privati e pubblici, tra cui l'alta torre che la collegava al Palazzo Ducale: il nuovo spazio urbano, voluto per le parate militari e per le feste pubbliche, si trovò così congiunto all'attigua area dove sorgeva un vecchio teatro, che lasciò il posto al Teatro del Giglio, realizzato nel 1817 da Giovanni Lazzarini per i Borbone.
Con l'apertura della circonvallazione intorno alle mura rinascimentali, all'inizio del Novecento, si inizia a costruire villini residenziali per la ricca borghesia imprenditoriale. Il gusto eclettico e le novità decorative del Liberty fanno il loro ingresso nei quartieri suburnani di S. Anna, di S. Concordio, di S. Marco. Artefici della nuova edilizia sono Gaetano Orzali e Daniele Orzali; tra i decoratori, figura Galileo Chini.