La Piana - Le ville del patriziato lucchese

Nel territorio dei comuni di Lucca e di Capannori, si trovano oltre duecento ville storiche, tra maggiori e minori, che costituiscono una presenza ben integrata nel sistema paesaggistico, formato da edifici, da parchi, da giardini e da fontane. Le famiglie più rappresentative di Lucca hanno qui lasciato un segno indelebile dei loro interessi economici, dovuti allo sfruttamento agricolo del terreno, e del loro gusto artistico, riscontrabile negli stilemi rinascimentali, barocchi e neoclassici che caratterizzano gli edifici. "I palazzi in villa", come sono stati definiti dal trattatista lucchese Giovanni Sanminiati (sec. XVI), sono le dimore storiche che, nel territorio, sono state costruite a partire dal XIV (villa di Castruccio Castracani a Massa Pisana) fino a tutto l'Ottocento. Molto note sono quelle di Villa Reale a Marlia; Villa Grabau e Villa Oliva (già Buonvisi), entrambe a San Pancrazio; Villa Bernardini a Vicopelago; Villa Mansi a Segromigno in Monte; Villa di Camigliano (già Torrigiani)a Camigliano. Villa Reale è stata residenza di Elisa Baciocchi: al primo Ottocento risalgono i lavori di ristrutturazione in chiave neoclassica a opera di Giovanni Lazzarini e Théodhore Bienaimé e, sotto i Borbone, da Lorenzo Nottolini (autore della Specola). Villa Guabau è di fondazione cinquecentesca, ma, oggi, si presenta nella versione ottocentesca; Villa Oliva, progettata da Matteo Civitali, mantiene, invece, una loggia rinascimentale nel prospetto posteriore. Al XVI-XVII secolo risale Villa Bernardini, con alcune trasformazioni settecentesche. L'edificio originario di Villa Mansi, costruito nella seconda metà del XVI secolo, è stato modificato nel secolo successivo dall'architetto Muzio Oddi di Urbino. La facciata fu completamente ridisegnata dal lucchese Giusti, mentre Filippo Juvarra si occupava dei lavori del giardino. Esempio del barocco in Toscana, è la villa di Camigliano. L'edificio fu trasformato in una suntuosa dimora, con un prospetto ricco di statue monumentali, grazie a Nicolao Santini, ambasciatore lucchese a Parigi, durante il regno di Luigi XIV.