Un'opera al mese - Aprile 2011

Marmo di Carrara per l’Eroe della Leggenda
Il monumento a Giuseppe Garibaldi di Carlo Nicoli a Carrara

 

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 "Risuoni questo territorio dalle Alpi Apuane al mare Tirreno, dell'evviva e del salve che spontaneo prorompe dai nostri petti e dal nostro cuore; grazie per la partecipazione presa ad onorare con noi l'Eroe della Leggenda, il Cavaliere senza macchia e senza paura."
Con queste parole furono accolti gli ospiti accorsi, il 27 ottobre 1889, a Carrara, per l'inaugurazione del monumento a Garibaldi. Per l'occasione uscì un'edizione straordinaria del giornale democratico "Lo Svegliarino", interamente dedicato alla manifestazione patriottica che vide la presenza di molti reduci garibaldini con "la superba camicia rossa". Nei vari articoli, la retorica e l'enfasi accompagnarono gli appellativi con cui veniva definito Giuseppe Garibaldi: "angelo liberatore dell'Italia", "continuatore di Cristo nell'età moderna", "crociato della libertà", "banditore della emancipazione", "magnanimo ribelle", "figura dell'Italico risorgimento", "duce invitto"
Già nel 1882, anno della morte di Garibaldi, a Carrara, da cui partirono non pochi volontari per l'indipendenza dell'Italia, si pensò di erigere un monumento alla sua memoria. Della raccolta dei fondi, si fece carico la Società dei Reduci dalle Patrie Battaglie; allo scultore concittadino Carlo Nicoli venne dato l'incarico di progettare il bozzetto.
Nato nel 1843, Nicoli studiò presso la locale Accademia; successivamente si trasferì a Firenze e divenne allievo di Giovanni Duprè. Nel 1875, fece ritorno a Carrara, dopo essere stato nominato professore nella locale Accademia. Dal suo studio, posto nell'odierna Piazza XXVII Aprile, sono uscite molte opere: oltre al monumento cittadino dedicato a Garibaldi, realizzò anche diciotto statue per la Galleria Umberto I di Napoli. Numerose le richieste dall'estero: dalla statua del Cervantes ad Alcalà de Henares a quella del cardinale Cisnero a Madrid; dalla statua della regina Vittoria, replicata per più città del Regno Unito, al monumento rievocativo della cacciata dei portoghesi dal Brasile a Bahia, alle statue per gli altari del santuario messicano di Nostra Signora di Guadalupe. L'attività di scultore fu affiancata a quella di imprenditore, continuata nel tempo dai discendenti: al Nicoli, infatti, si rivolsero alcuni colleghi, come Cyprian Godebsky, Ettore Ximenes, Leonardo Bistolfi e lo stesso Giovanni Duprè, per la realizzazione di opere di grandi dimensioni.
Per il monumento carrarino, lo scultore scelse un'iconografia insolita in Italia. Su un alto basamento Garibaldi_MS_02_WEBcilindrico, ornato da fasci littori e festoni, progettato dall'architetto Perusi, si erge la statua di Garibaldi nell'atto di sbarcare a Marsala, come si legge sulla base. La nave ha appena attraccato e il generale, con la spada sguainata verso l'alto sembra urlare: "Eccola! L'isola dei portenti; la patria di Cerere, d'Archimede e dei Vespri, cioè dell'intelligenza e del valore", parole queste riportate dallo stesso Garibaldi nei suoi ricordi sull'impresa dei Mille. "Lui, soldato della libertà, portò sempre il fulmine della sua spada perché gli oppressi e giustizia conculcata erano i suoi ideali di rivendicazione", come un "angelo della riscossa nazionale dalla spada fiammeggiante", Garibaldi è rappresentato come eroe e, allo stesso tempo, come ribelle e non nel più diffuso atteggiamento di riposo con le mani appoggiate sulla spada. Lo scatto rivoluzionario non piacque, tuttavia, a certi "sapientoni" (così sono definiti alcuni critici in un articolo del già citato "Lo Svegliarino"), perché avrebbero voluto che lo scultore avesse adottato un' iconografia più rassicurante; i reduci, invece, si emozionarono alla vista dell'opera, perché riconobbero nel volto e nel gesto l'energia leonina del loro generale. Se in Italia questa iconografia è meno diffusa, non è così nei Paesi del Sudamerica: ne è un esempio la statua di Rosario, in Argentina, eseguita da Alessandro Biggi, anch'egli di Carrara.
Fervente mazziniano, fu lo stesso Biggi, nel 1892, a realizzare il monumento cittadino all'altro "Apostolo del Risorgimento", a testimonianza degli intensi rapporti intercorsi tra Giuseppe Mazzini e i Repubblicani carraresi che, nel 1871, fondarono il "Circolo Pensiero e Azione".
Collocata su un alto piedistallo, davanti al prospetto posteriore del palazzo dell'Accademia, la statua del patriota è stata, nel 2010, al centro di un caso nazionale, in occasione della Biennale Internazionale di scultura. Il tema della manifestazione (il titolo era "Post-Monument") si incentrava sul processo di de-monumentalizzazione della scultura contemporanea: con un atto provocatorio, l'artista Maurizio Cattelan aveva proposto lo smontaggio di uno dei monumenti storici della città - scelta caduta su quello di Mazzini - per sostituirlo con una sua opera in onore a Bettino Craxi. La levata di scudi contro l'iniziativa è stata unanime: così "il padre della patria" è rimasto al suo posto e la lapide dell'ex-leader politico è stata murata nel cimitero di Marcognano, nella periferia della città.

Claudio Casini  

 

 

 

Bibliografia

"Lo Svegliarino", 27 ottobre 1889; AAVV, Scultura a Carrara. Ottocento, Carrara 1993, pp. 273-274; E. Dolci, Carrara. La città e il marmo, Sarzana 1995, pp. 295-300; G. Semeraro, L'uomo di marmo: lo studio Nicoli di scultura in Carrara, Carrara 2000; L. Lecci - F. Sborgi, Garibaldi. Iconografia tra Italia e Americhe, Milano 2008, pp. 94, 178-179.

Un ringraziamento a Ines Berti, responsabile della biblioteca, e a Giuseppe Cannilla, docente di Storia dell'Arte, presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara.