Un'opera al mese - Marzo 2011

  "Per onorare il Grand'Uomo"
Il monumento a Giuseppe Garibaldi a Lucca

 

Garibaldi_1“E’ morto il leggendario Duce dei Mille. E’ morto l’eroe di Marsala, di Palermo, del Volturno. E’ morto il gran prigioniero d’Aspromonte. E’ morto il glorioso solitario di Caprera. E’ morto l’incorrotto patriotta, il primo cittadino d’Italia”.
Con queste parole, la rivista “La Provincia di Lucca”, listata a lutto, dava la notizia della scomparsa di Giuseppe Garibaldi. Era il 2 giugno 1882.

Nel giro di pochi anni, in Italia, iniziò “a manifestarsi quella monumentomania, la quale ha fatto sì che oggi non c’è quasi più città che non abbia il suo monumento a Vittorio Emanuele II e a Giuseppe Garibaldi, i due principali Eroi del nostro riscatto e della nostra Unità Nazionale”. Chi esprime queste parole è Enrico Del Carlo, avvocato e esperto d’arte lucchese, a cui spettò, nel 1907, commemorare la figura dello scultore Urbano Lucchesi, deceduto a Firenze l’anno precedente e autore del monumento al generale dei Mille a Lucca. Il nome dello scultore si aggiunge a quelli di Augusto Passaglia, Pietro Davini, Carlo Del Poggetto, chiamati dai comitati promotori locali per erigere busti e statue ai protagonisti del Risorgimento per essere collocati nelle piazze più rappresentative della città e sui bastioni delle mura. Il numero più cospicuo di opere patriottiche eseguite a Lucca spetta proprio a Urbano Lucchesi: oltre al monumento a Garibaldi, sono suoi quelli dedicati ai Caduti delle battaglie patrie (in Piazza XX settembre), a Giuseppe Mazzini e a Benedetto Cairoli, collocati rispettivamente sui bastioni di S. Regolo e della Libertà.
Urbano Lucchesi, nato a Lucca nel 1844, fu incoraggiato dallo zio Vincenzo Consani, scultore noto anche negli ambienti fiorentini, a entrare nella Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Giovanni Duprè. Per far fronte alle esigenze economiche, divenne direttore artistico della Manifattura di ceramiche del conte Ginori, a Doccia. La produzione di statuette in terracotta e in gessGaribaldi_3o di questo periodo, raffiguranti soggetti tratti dal repertorio di genere (bambini, pescatorelli, cacciatori, fanciulle in preghiera, cantastorie), costituiscono un corpus di opere - di cui una parte è conservata presso i Musei statali di Lucca - ammirate da critici e da artisti contemporanei. Ritrattista che “trasfigura il vero in bello” (Del Carlo) e interprete dello spirito risorgimentale, al Lucchesi furono affidati i lavori per erigere monumenti ad artisti di epoche passate e ai padri della patria.
Dopo la partecipazione al concorso del 1880 per la statua di Vittorio Emanuele II, vinto da Augusto Passaglia, lo scultore ottenne, su commissione diretta dal comitato promotore, l’incarico di realizzare il monumento a Garibaldi, per il quale si optò per la figura intera in marmo di “un’altezza non minore di metri 2.80 con piedistallo analogo” (ASCLu, Delibere della Giunta comunale, n.5918, 31 agosto 1888).
Il condottiero non è rappresentato nell’atto del comando, né a cavallo, iconografie largamente diffuse sia Italia e, soprattutto, in America Latina, ma è rappresentato in piedi, secondo un’immagine altrettanto ricorrente, dove “ogni membro, la positura, il movimento, il panneggiamento, tutto contribuisce alla mirabile bellezza” (Barsocchini). Il piede destro avanza su un frammento di marmo lavorato; la mano sinistra poggia sull’elsa di una spada, mentre l’altra trattiene un cappello; un ampio mantello, con abbottonatura sul petto, copre l’intero corpo. Sul lato posteriore è presente un serto di alloro. Il basamento quadrangolare è decorato da due rilievi bronzei che raffigurano Lo sbarco a Marsala e La Battaglia di Catalafimi. Nel primo, Garibaldi, posto al centro, osserva da una nave lo sbarco dei volontari, avvenuto l’11 maggio 1860: scesi dalle navi “Piemonte” e “Lombardo”, alcuni di loro stanno raggiungendo la riva su una barca; altri, appena sbarcati, si radunano attorno a Giorgio Manin mentre sta spiegando una bandiera. Nel secondo rilievo, l’eroe rivolge a Nino Bixio la famosa frase “Qui si fa l’Italia o si muore!”, quando le sorti della battaglia, avvenuta sul colle di Pianto Romano, sembravano dare la meglio alle truppe borboniche comandate dal generale Landi. Sullo sfondo, compaiono ammassati i corpi dei caduti, morti e feriti. In entrambe le formelle, la tecnica dello “schiacciato”, dello sfondo contribuisce a isolare la figura di Garibaldi, lavorata ad altorilievo. Seguendo i principi di verosimiglianza, il Lucchesi cura i dettagli con attenzione verista e decorativa, derivata dalla sua esperienza artistica presso la Manifattura di Doccia. Sono così plasmati anche due bozzetti in terracotta con soggetto garibaldino conservati presso i Musei statali lucchesi, forse primi studi per i pannelli che ornano il basamento del monumento: il condottiero, sempre a cavallo, è sempre ben evidenziato rispetto ai personaggi che lo circondano.
La scelta della collocazione dell’opera spettò al comitato che decise di erigerla “presso la Piazza Grande, come località più adatta sia per onorare il Grand’Uomo, sia anche per il pregio che deve avere un’opera d’arte” (ASCLu, Delibere della Giunta comunale, n.5918, 31 agosto 1888). Così, il 22 settembre 1889, nello stesso anno in cui vennero inaugurati i monumenti eseguiti da Vincenzo Vela a Como e da Augusto Rivalta a Livorno, fu organizzata la festa per l’inaugurazione del Garibaldi_2monumento al centro della Piazza del Giglio. La città, però, si presentò all’appuntamento divisa: da una parte, c’erano i sostenitori della Sinistra storica, fautori dell’iniziativa, dall’altra i cattolici reazionari che giudicarono la data della cerimonia quasi una provocazione, sia perché cadeva nel mese in cui a Lucca si festeggiano i riti religiosi della Santa Croce sia per la scelta simbolica del giorno così vicina alla data del Venti Settembre, ricorrenza della presa di Roma e della fine dello stato della Chiesa.
Tredici anni più tardi, nel 1902, Urbano Lucchesi si cimentò in un secondo monumento dedicato a Garibaldi: si tratta di un busto bronzeo, prossimo al precedente esemplare in marmo, eretto a Montefegatesi (Bagni di Lucca).


Claudio Casini  

 

 

Bibliografia
F. Barsocchini, Il monumento Garibaldi, in “Lucca, Pisa, Livorno nelle cronache di Arte e Storia 1882-1916”, Lucca 1989, pp. 83-84; E. Del Carlo, Commemorazione dello scultore prof. Urbano Lucchesi, Lucca 1907; L. Luciani (a cura di), L’Eroe di pietra. La statua di Garibaldi a Lucca, in “Camicia Rossa”, XXVI, 2, aprile-giugno 2006, pp.17-19; M. T. Filieri (a cura di), Viaggio nell’arte a Lucca. La Collezione della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca, catalogo mostra (Lucca, Fondazione Ragghianti, 7 maggio – 13 luglio 2008), Lucca 2008, p. 60; L. Lecci – F. Sborgi, Garibaldi. Iconografia tra Italia e Americhe, Milano 2008; Garibaldi: il mito e le forme. Sulla carta, nella pietra, nella memoria, convegno di studi (Palazzo Ducale, Lucca, 7 maggio 2010), in particolare l’intervento di Elena Profeti, Iconografia garibaldina in Toscana: i monumenti all’Eroe dei Due mondi a Pisa, Vecchiano, Livorno e Lucca;

Abbreviazioni
ASCLu: Archivio Storico Comunale di Lucca