Un'opera al mese - Febbraio 2011

LE TESTE PARLANTI

Le protomi ottocentesche della facciata della Chiesa di San Michele in Foro a Lucca

 

Facciata - WEB “Questa facciata, uno dei prodotti più preziosi del dodicesimo secolo in Italia, è stata pressoché distrutta e ricostruita con sculture moderne che imitano le antiche e le protomi del re di Sardegna e del Conte di Cavour al posto di quelle lombarde”.
Con queste parole, intorno al 1870, lo scrittore e critico inglese John Ruskin mostrò il suo disappunto verso i restauri (che si erano da poco conclusi) della facciata della chiesa di San Michele in Foro. Direttore artistico delle operazioni era stato nominato, nel 1859, l’architetto Giuseppe Pardini, il quale, invece, ricevette ampi consensi da parte di colleghi, come Nicolò Matas, intento nello stesso periodo a realizzare la decorazione della facciata della chiesa fiorentina di Santa Croce: del Pardini scrisse che “ebbe tra le braccia un moribondo al quale ha restituito tutto il vigore e tutta la bellezza della sua giovanile età”.
Il paramento della facciata, in calcare bianco, si articola su cinque livelli separati da cornici marcapiano decorate con scene di caccia. I piani sovrapposti delle loggette furono oggetto di una serie di indagini preliminari prima di procedere con gli interventi. Dai rapporti del Pardini, tra gli elementi marmorei più degradati, o addirittura mancanti, figurano le teste degli architravi e sulla congiunzione degli archivolti. In una lettera inviata al direttore della Gazzetta di Lucca, l’architetto così si esprime:

“Mancano teste umane di soggetti storici in quel monumento, vi è un perfetto oblio dell’esistenza di quei soggetti. Chi devo collocare io lassù, delle teste chimeriche, o dei fantocci insignificanti, o devo piuttosto seguire il concetto dell’architetto di aggiungere interesse al monumento coll’effigiarvi dei soggetti storici contemporanei? Io adunque ho adottato il partito di situarvi dei soggetti eminentemente politici, e per ora vi ho situato il nostro grande e cavalleresco Re d’Italia, il sommo Vittorio Emanuele II colla corona ferrea, perché per ora è solo quella che può caratterizzare quella testa; vi ho posto il suo grande ministro il Conte Camillo Benso di Cavour, ed il Pontefice Pio IX. Quelle teste mi stanno lassù come una iscrizione dell’epoca, in cui si è fatto un lavoro, che non è soltanto un restauro, ma una quasi ricostruzione”



La proposta del Pardini aprì un acceso dibattito in seno alla Commissione preposta al restauro. Uno dei membri, Pietro Cerù, la appoggiò, sostenendo che, anche in passato, gli artisti componevano “anacronismi confondendo personaggi illustri della più remota antichità a quelli del loro tempo rappresentandoli simultaneamente nel medesimo concetto”. Nel 1864, i lavori di sostituzione, in luogo delle antiche e rovinate protomi marmoree, vengono assegnati allo scultore Giampaoli, che li terminerà due anni più tardi. Nei Taccuini di Giuseppe Pardini (Firenze, Fondazione Marchi) sono stati rintracciati gli elenchi dei nuovi inserimenti che raggiungono il ragguardevole numero di trenta esemplari, alcuni dei quali rifacimenti di originali che “a prima vista pensava che non avessero verun significato, ma dopo averle bene osservate rilevai essere ritratti di soggetti storici del Medio Evo”, con particolar riferimento alla stagione delle crociate. Al primo ordine delle loggette, infatti, dalla quinta alla tredicesima colonna, partendo da sinistra, troviamo sei teste maschili ascrivibili a quelle di Riccardo cuor di Leone, Goffredo di Buglione, Carlo Magno, Enrico Dandolo, Tancredi, Pietro l’eremita, e due protomi femminili, una con corona, forse raffigurante Matilde di Canossa, e l’altra di Ettruda, badessa del monastero nel periodo longobardo. Nelle loggette superiori, “non essendo noi palesi dei ritratti che il tempo distrusse, le quali teste bisognava ripeterle nelle località ove esistevano, noi siamo costretti a seguire l’esempio degli antichi coll’effigiarvi alcuni di quegli uomini storici che hanno contribuito all’avanzamento del progresso sociale e Nazionale fortemente sentito nella presente età”. Così, al secondo livello, accanto ai presunti Anselmo da Baggio, Desiderio e Austrifonso, rispettivamente vescovo, re longobardo e diacono, i cui volti furono ricavati da “teste antiche”, spiccano i ritratti di personaggi del Risorgimento, quali Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, Bettino Ricasoli, Cavour, Napoleone III e Papa Pio IX; a questi, furono aggiunti quelli di Castruccio Castracani, di Dante e di Napoleone I; la testa della sibilla Eritrea, che presagì la nascita di Cristo, domina sulla colonnina centrale. Alle estremità della terza loggetta, compaiono i rifacimenti delle ipotetiche protomi del re francese Luigi VII, che partecipò alle crociate, e di S. Paolino; seguono quelle di Guttemberg, di Cristoforo Colombo, di Galileo Galilei, dello scrittore inglese Thomas Fuller e di Alessandro Volta). Nell’ultimo piano, trionfano i santi Bonaventura, Bernardo, Ambrogio, Agostino, Tommaso, Santa Teresa e Santa Caterina.

Cavour   Vittorio Emanuele II - WEB

 

Papa pio IX - WEB

I valori simbolici cari all’immaginario romantico del Pardini, trovano, nelle nuove protomi della facciata della chiesa di San Michele, un’adesione al clima culturale, politico e ideologico dell’unificazione italiana. Come l’antico architetto inseriva soggetti “moderni” per rendere più fruibile ai contemporanei la sua composizione, allo stesso modo si mosse il Pardini per riaccendere il significato simbolico dell’edificio medievale nel contesto della storia locale e in quello della nuova Nazione in una sorta di dialogo “parlante” tra gli uomini del Risorgimento e i personaggi del passato, sovrani e politici, scienziati e scrittori, santi e personalità della storia cittadina.
Con lo stesso spirito dell’ hic et nunc, anche le ventitré teste, che ornano gli archetti del fianco meridionale della chiesa, attestano la volontà degli scultori tre-quattrocenteschi di raffigurare ritratti umani di personaggi della Lucca al tempo della signoria di Paolo Guinigi. Una pratica, dunque, che vede in Giuseppe Pardini un continuatore.

 

Claudio Casini  

 

Bibliografia

C. Bozzoli, “La chiara e snella mole”. La basilica di San Michele in foro a Lucca. Arte e architettura, Lucca 2007, pp. 27-29; J. Clegg, P. Tucker, Ruskin in Tuscany, catalogo della mostra, Londra-Lucca 1993; C. Dal Canto, Il restauro della Basilica di San Michele in Foro nelle “Carte Pardini” (1859-1866), Lucca 2007, pp. 39-44; G. Morolli, I classicismi di Giuseppe Pardini, architetto in Lucca (1799-1884), Firenze 1990, pp. 118-122, 158-159; C. Perini, Ristauri eseguiti dall’Ill.mo Sig. Prof. Architetto Giuseppe Pardini alla facciata della Chiesa di San Michele in Lucca, Lucca 1866; R. Silva, Metodo di restauro architettonico nel Settecento e nell’Ottocento: la chiesa di San Michele in foro a Lucca, in “Prospettiva”, 19, ottobre 1979.